PREMIO SAN VALERIO, Anno 2018

Prima che il mese di novembre giunga al termine, pare utile fornire un ragguaglio sul  Premio San Valerio, edizione 2018.

La cerimonia si è svolta in Municipio il giorno 16, annuale ricorrenza liturgica di questo Martire del quale in Albiate si trova il corpo, già nelle Catacombe, qui collocato dall’ Arcivevesco Carlo Francesco Airoldi nella cappella di famiglia risalente al 1668.

Quest’anno la Giuria ha scelto di premiare la maestra Eugenia Ghezzi che ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento con serietà e professionalità, poi impegnandosi tenacemente nel volontariato. La sala consiliare era gremita: albiatesi, sovicesi e triuggesi si sono ritrovati rinnovando a lei stima e riconoscenza per l’attività che continua a svolgere nell’Aido intercomunale, nell’Associazione locale dei Volontari, in “Salute Donna” e nei corsi scolastici integrativi rivolti anche alle persone straniere.

Il Sindaco Diego Confalonieri, che di Eugenia Ghezzi è stato alunno, si è fatto interprete dei sentimenti dei cittadini, tra i quali i coetanei della classe 1963 presenti in buon numero a tale incontro. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del Vicario don Renato Aldeghi che, nel giorno di San Valerio,  ha invitato a dare gloria a Dio mirabile nei suoi Santi. E nei loro interventi i Consiglieri Cinzia Bordon e Alberto De Mori hanno evidenziato l’importante incidenza della scuola e del volontariato in ambito comunitario.

Da parte sua l’insegnante Ghezzi ha messo in risalto il prezioso apporto di tutti coloro che sono attivi nelle diverse iniziative in cantiere e ha precisato di dedicare il Premio ricevuto ai suoi Famigliari. Inoltre chi scrive, chiamato a prendere la parola, ha ricordato l’amicizia con Eugenia risalente fin dagli Anni Cinquanta del Novecento, epoca rilevante per i cambiamenti sociali ed ecclesiali che si sono succeduti su scala albiatese e internazionale. Altresì ha fatto presente che il 16 novembre 1668, quindi 350 anni or sono, l’Arcivescovo Carlo Francesco Airoldi prendeva possesso, in qualità di Nunzio, della sede apostolica di Bruxelles. E per questo motivo la festa di San Valerio viene a cadere ogni anno proprio in tale giorno.

Franco Perego

Milano, 25 novembre 2018


Altre risorse sul premio San Valerio

Albo d’oro del Premio San Valerio: 

Notizie tratte da “G. SALA, Albiate dal Dopoguerra all’inizio del nuovo Millennio”, a cura di A. Zelioli, Pessano (MI), 2003 [fuori commercio]

Informazioni dal sito www.villasanvalerio.it    

Eugenio Ghezzi, reduce della Grande Guerra

Nel centenario della fine della Grande Guerra ricordiamo un albiatese che sopravvisse al tremendo conflitto in cui 70 nostri concittadini perirono o risultarono dispersi.

Eugenio Ghezzi, figlio di Francesco, originario di Rovagnate si trasferì a Albiate dove visse fino alla morte nel 1947.
Sposò Nova Adele, dalla quale ebbe cinque figli, e nel 1915 venne chiamato alle armi nella Prima Armata.
Questa armata era una grande unità del Regio Esercito Italiano, che operò nella prima e poi nella seconda guerra mondiale. Allo scoppio della 1ª guerra mondiale venne posta al comando del Tenente Generale Roberto Brusati e aveva alle sue dipendenze il III Corpo d’armata di Milano e il V Corpo d’armata di Verona.

Il 28 giugno 1921 Eugenio ricevette la Medaglia istituita a ricordo della Grande Guerra.
Il diploma rilasciato con la medaglia porta la firma di Giulio Rodinò, Ministro della guerra nel secondo gabinetto Nitti (1920) e nel quinto governo Giolitti (1921); in seguito fu Ministro di grazia e giustizia nel Governo Bonomi I (1921-22).

“La Prima Armata al soldato Ghezzi Eugenio della direzione sanità del X Corpo di Armata questa medaglia a ricordo dei sacrifici compiuti e della gloria acquistata offre riconoscente.
Trentino 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918”

Il diploma elenca le battaglie a cui la Prima Armata prese parte:
1915: Monte Altissimo, Ala, Col Santo, Borgo Fiera di Primiero,
1916: Zugna, Passo Buole, Pasubio, Monte Lemerle, Magnaboschi, Zovetto
1917-1918: Melette, V. Frenzela, M. Valbella, C. Del Rosso
3 novembre 1918: Trento

Reduce della Grande Guerra dove si era contraddistinto per valore e coraggio ottenendo queste onorificenze, nell’aprile del 1931 Eugenio Ghezzi acquistò un terreno situato in via Viganò angolo viale delle Rimembranze e vi costruì la casa in cui avrebbe vissuto insieme alla moglie. L’anno successivo aprì una trattoria, cui pochi anni dopo venne aggiunta una posteria. Il nome era “Ost Neuf”.
Questa attività, trasformatasi da trattoria a bar edicola, è ancora oggi presente a Albiate.
Ma questa è un’altra storia…che lasciamo a un altro giorno.

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Luoghi e storie di Albiate

Mappa Albiate
Mappa Albiate

Una carrellata di luoghi ormai trasformati e di storie da tramandare ai giovani albiatesi….

Articoli a cura:

  • di Laura Canzi (tratti da Ul Lanternin, anno X – rubrica “Angoli di Albiate”)
  • di Gianmaria Corbetta,  Fernando Colombo, Ines Mantegazza, Sandro Villa (tratti da da Ul Lanternin, Anno I e Anno II – rubrica “Storie Nostre”),
  • di Filippo Viganò (tratti da Numero Unico “Sagra di San Fermo 1996”)
  • http://brianzacentrale.blogspot.it

Immagini tratte da:

 

Se volete potete aggiungere anche voi  nei commenti o sul gruppo Facebook “Sei di Albiate se…” qualche contributo.  

Sarà bello rinnovare insieme la memoria del nostro paese con foto, filmati, storie… saranno semi di tante idee e progetti …    

Un’albiatese illustre

Può aver incuriosito gli albiatesi leggere l’annuncio della scomparsa di Giuseppina Ferrario, riportante la carica di “Cavaliere Ufficiale al Merito della Republica Italiana”.
Chi era questa cittadina illustre e come è arrivata a ottenere questa importante onoreficenza?

Giuseppina Ferrario, che viveva a Dundee in Scozia, è mancata mercoledì 31 gennaio.
I funerali sono stati celebrati nella cattedrale di Dundee venerdì 16 febbraio, e nello stesso giorno una messa in suo ricordo è stata celebrata nella chiesa san Giovanni Evangelista di Albiate.
Giuseppina Ferrario, nata a Monza e vissuta per anni in via Gorizia a Albiate, per motivi di lavoro si era trasferita con il marito Pierantonio Carena e la famiglia prima in Irlanda e successivamente in Scozia.
Con i figli è tornata in varie occasioni a salutare i parenti rimasti in Italia, in particolare il fratello Luigi, sua mamma Maria, e il papà Amedeo.
La cara Giuseppina ha lasciato quattro figli: Amedeo che ha sposato Pauline e ha due figli: Innocente e Claudia, Mario che ha sposato Wendy, Pierluigi, e la figlia Maria Pia che ha sposato Ian.

Durante la sua permanenza in Scozia è stata Agente Consolare Onorario dal 1976 fino al 1993 per l’Italia.
Proprio per la sua importante attività a supporto della Comunità Italiana in Scozia ed Irlanda del Nord durante il suo lungo mandato consolare, nel 1994 le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Republica Italiana.
Durante questo periodo, e anche dopo che si è ritirata dal ruolo onorario di Agente, ha fatto parte come membro e presidente di vari Comitati Italiani in Scozia.
Nel 2011, dopo che si era ritirata dai comitati, dal Consolato di Edimburgo ha ricevuto una targa onorifica con la dedica ” Grazie per quanto ha fatto per la Communità Italiana in Scozia – con gratitudine”.

Presentazione dell’onoroficenza da Giancarlo Izzo, Console Generale per la Scozia e Irlanda del Nord.


Il conferimento dell’onoreficenza.


La festa per il compleanno di Giuseppina Ferrario

Figlie di Sant’Eusebio. Suore infermiere in Albiate


Dal 1953 ad oggi la congregazione delle Figlie di Sant’Eusebio ha svolto un prezioso e silenzioso servizio alla Comunità di Albiate.

Per Suor Domenica e Suor Antonella, che qui nella foto ricevono l’edizione 2018 del premio San Valerio, è tempo di lasciare la casa di Via Scalfi.

In chiusura dell’articolo riportiamo qualche segno della presenza in questi anni, mentre di seguito proponiamo l’intervista realizzata da Samuele a Suor Domenica Ganassin e Suor Antonella Colpa.

 

Come nasce la vostra Vocazione?

Suor Domenica: sono stata praticamente cresciuta a contatto con le Suore di Sant’Eusebio e piano piano la mia gioventù è stato un progressivo prendere coscienza di ciò che sentivo nel cuore sin da bambina: a 23 anni ho deciso di entrare in convento, decisione comunque difficile perché a quell’età non è facile cambiare la testa, soprattutto una testa dura come la mia! Ho svolto 3 anni di preparazione e subito dopo i primi voti sono andata a Roma a studiare per diventare Infermiera: il corso di Infermieristica a quell’epoca durava 2 anni e comprendeva un tirocinio con tanto servizio a domicilio. Dopo il corso di Infermieristica mi sono anche specializzata in Ginecologia/Maternità a Biella, quindi sono stata spedita per 5 anni in Africa, più precisamente in Kenya, dove ho iniziato a mettere in pratica gli insegnamenti che avevo appreso in quegli anni di studio. Per motivi di salute ho poi dovuto rientrare in Italia, ad Udine, dove sono stata per 32 anni, continuando la svolgere la mia Vocazione di Suora Infermiera e prendendo sempre parte a numerosi corsi di aggiornamento in ambito sanitario/infermieristico. Dopo 32 anni purtroppo la casa di Udine ha dovuto chiudere e quindi sono approdata ad Albiate (quando sono arrivata in Brianza addirittura odiavo le macchine targate Milano!). L’esperienza di Albiate è stata traumatica all’inizio perché c’era da mettersi in gioco in una realtà completamente nuova e in un contesto completamente nuovo, soprattutto perché non si trattava più di una gestione autonoma, come ad Udine, ma si trattava di una gestione comunale, che richiedeva quindi la necessità di interfacciarsi con il Comune. E mi ricordo che i primi tempi trascorrevo le giornate a girare in bicicletta (la mia adorata bicicletta!) per imparare le vie di Albiate, visto che i navigatori non c’erano e bisognava arrangiarsi! Ho trovato un grande appoggio in Suor Ersilia che mi ha aiutato ad inserirmi ad Albiate, poi devo ringraziare le mie consorelle Suor Maria Francesca, Suor Bernadetta e infine Suor Antonella, per tutti questi anni trascorsi insieme ad Albiate tra servizi a domicilio e ambulatorio qui nella nostra casa.

Suor Antonella: la mia vocazione nasce da una cosa apparentemente strana; a me da piccola piacevano molto gli anziani, stare con loro, ascoltarli e aiutarli, io mi perdevo lì, e mi ricordo che andavo sempre dalle suore di Sant’Eusebio a lavare i piedi agli anziani. Altre cose che mi attiravano delle Suore erano il loro vestito e l’anello al dito: sono quindi partita da cose che possiamo catalogare come “esteriori” e dal grande piacere nell’aiutare anziani, ammalati e bambini, per maturare una vera e propria vocazione. Dopo il Noviziato ho fatto 5 anni a Cinisello Balsamo in una scuola materna, poi mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a prendere contatto con la Pediatria all’Ospedale Bambino Gesù. Da lì ho deciso di diventare una Suora Infermiera, quindi mi sono trasferita a Vercelli dove nell’arco di due anni ho completato gli studi per diventare a tutti gli effetti un’infermiera professionale. Da lì poi ho svolto il mio operato di Suora Infermiera a Biella con i bambini abbandonati, poi a Milano nell’assistenza domiciliare, a Vercelli per 8 anni presso l’ospedale Sant’Andrea nel ruolo di “Vigilatrice di infanzia” e poi, sempre a Vercelli, presso il Villaggio Concordia, zona degradata e abbandonata, nell’ ambito dell’assistenza domiciliare. Poi sono andata in missione in Perù, dove sono stata per 20 anni. Poi sono tornata a Vercelli in una casa di riposo e lì ho ricevuto la notizia che avrei dovuto trasferirmi ad Albiate per sopperire alla malattia di Suor Bernardetta. E qui ad Albiate, purtroppo dopo un breve periodo, ho dovuto accettare l’esperienza della chiusura della casa, momento doloroso ma allo stesso tempo di crescita, perché è in queste circostanze che si acquistano disponibilità e duttilità. Sia che si cambi casa, sia che si cambino, nella stessa casa, le persone intorno a te, è sempre un mettesi in gioco, ed è sempre una prova di forza nel mantenere l’adesione della comunità di cui si è parte.

Dopo la chiusura della casa di Albiate, dove andrete e quali saranno i vostri ruoli?

Suor Domenica: ho 84 anni, non pensavo di dover subire la chiusura di un’altra casa (dopo quella di Udine), è un’esperienza molto dolorosa ma al tempo stesso necessaria, anche se in cuor mio speravo di andare avanti ancora un po’: tornerò alla Casa Madre a Vercelli ma sinceramente non so che cosa farò, anche perché i problemi di salute non mi consentono di fare molto. Cercherò ancora una volta di ricominciare da capo e di rimettermi in gioco. Sicuramente, se riuscirò a ritrovare la serenità, avrò molto più tempo da dedicare al Signore e alla preghiera. Non ho voglia di mollare e di lasciarmi andare, voglio proseguire la mia strada.

Suor Antonella: anche per me, anche se sono ad Albiate da poco, è un momento difficile quello della chiusura di una casa, purtroppo ci si deve rendere conto che piano piano tutte le case delle Suore di Sant’Eusebio stanno chiudendo perché non ci sono più le persone in grado di portarle avanti e allo stesso tempo c’è carenza di Vocazioni, quindi di nuove sorelle che possano continuare l’attività. Anche io tornerò alla Casa Madre a Vercelli dove mi verrà assegnata la responsabilità di un reparto di anziani, un ritorno alle origini.

Cosa lasciate ad Albiate e cosa vi portate via da Albiate?

Suor Domenica: ad Albiate sono stata per quasi 13 anni, dal Settembre 2005, quindi qui lascio un pezzo di cuore: ogni persona che incontro e che saluto in questi giorni mi fa venir da piangere. Dopo il primo periodo di ambientamento, ho ricevuto molto e tutte le persone di Albiate mi hanno aiutato molto ad inserirmi. Per i primi 15 giorni non abbiamo fatto altro che girare in bicicletta per imparare tutte le strade di Albiate: e ho sempre girato per il paese in bicicletta fino a quando sono caduta l’ultima volta di fronte all’ingresso laterale della nostra Chiesa Parrocchiale, in via Mazzini. Da lì non mi sono più fidata a muovermi con la mia adorata bici. Nel complesso il periodo di Albiate è stato molto positivo, ho “sentito” molto vicina la gente di Albiate. Ad Albiate per quello che ho potuto vedere e toccare con mano si vive in spirito di carità, ci si aiuta molto, e io ho avuto modo di sperimentare questo aiuto soprattutto tra le persone anziane. Purtroppo con i giovani abbiamo avuto pochi rapporti, ma prima di andare via mi fa molto piacere aver capito che il gruppo giovanile che si era staccato dall’oratorio ha deciso, nell’ultimo anno, di rientrare a collaborare con il nostro oratorio. In definitiva io ad Albiate lascio un pezzo della mia vita quindi di me stessa e spero che la comunità di Albiate possa sempre ricordare con piacere l’operato delle Suore Infermiere di Sant’Eusebio.


Negli “archivi storici” il nostro “motore di ricerca” ha trovato:

  • una breve descrizione del carisma delle suore di Sant’Eusebio (tratto da G. SALA, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio”, p. 329)
  • L’insediamento nella casa di Albiate: Un ricordo dell’ingresso della Congregazione nella residenza delle suore infermiere e una breve nota da Bollettino di San Fermo n. 3 del 1954 (da G. SALA, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio”, p. 248)
  • Un’intervista di Emanuele Colombo a madre Francesca (Superiora delle suore ad Albiate dal 1982 al 1988) in merito all’attività pastorale di Don Giuseppe Sala verso i malati tratta dal numero unico: “Don Giuseppe Sala in occasione della sua Messa d’oro” – Albiate, 30 maggio 1993”
  • e questa foto dal Bollettino San Fermo, maggio 1981 con le suore Albiatesi; le Suore Infermiere, le Ancelle della Carità  e le suore dei Betharramiti in occasione dei venticinque anni di Madre Elisa Passerini in Albiate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avete qualche aneddoto sulle Suore infermiere? Non vorreste lasciar loro un saluto o un ringraziamento per la loro “missione” in Albiate?

 

Padre Angelo Vergani: missionario albiatese

padre Angelo Vergani

 

 

 

 

 

 

 

50 anni fa, nel mese di febbraio 1968, il giorno 23, moriva Padre Angelo Vergani.
Nel corso dei decenni successivi fu più volte ricordato ad Albiate…

Nell’agosto del 1988 (nel giorno di san Fermo!) veniva posta una lapide commemorativa presso la casa natale di padre Angelo in via San Valerio all’altezza del civico nr. 5.

Riportiamo qui un articolo di Remo Canzi su Padre Angelo tratto da Il Bollettino di San Fermo dell’aprile 1968

Il suo profilo biografico (scritto da un confratello, fino al giorno della sua morte) è stato pubblicato su Il Vincolo, Gennaio Marzo 1968 e liberamente ridotto su Il Cittadino della Domenica del 25 Febbraio 1978)

In un articolo de “I Quaderni” de Il Cittadino del 27 Agosto 1988 vi è un altro bel ricordo in occasione della posa della lapide in Via San Valerio.

 

Padre Angelo fu il primo missionario albiatese in una Cina allora (1931) davvero lontana. Sarebbe bello vedere che frutti hanno dato i semi che lui aveva piantato…