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MA CHE MUSICA… AD ALBIATE!

DA UN’ACCADEMIA MUSICO-VOCALE di più di CENT’ANNI FA a ALBIATE…

In un ricco ed interessante articolo del 2015 (che invitiamo a rileggere nella sua interezza nel Numero Unico per san Fermo, http://www.forumtools.biz/Comune_Albiate/upload/2015.pdf, alle pp. 16-20), il prof. Abbondio Mantegazza ricordava quanto avvenne ad Albiate il giorno di domenica 29 settembre 1918:
“… fu una Grande Giornata per la Patria. Il mattino, a Ponte Albiate, si celebra una Messa al campo, con più di tremila presenti tra cui ufficiali italiani e stranieri, comandante e soldati del presidio di Monza, i sindaci di Albiate e dei paesi limitrofi, soldati in licenza, mutilati; in seguito nello stabilimento Viganò viene scoperta una lapide a ricordo degli operai della fabbrica, morti in guerra eroicamente per la grandezza della patria, con applauditissimi discorsi accompagnati da canti patetici di un coro di giovinette ed uomini di Albiate, ed esecuzione dell’inno reale e della Marsigliese…
Il pomeriggio, nel salone dell’oratorio maschile ad Albiate, è premiata la signorina Giuseppina Viganò con una targa dorata per la sua beneficienza (n.d.r.: 620.000 lire, circa 948.819,66 euro di oggi!) a sostegno dell’ospedale di Carate Brianza; segue un ‘Accademia musico-vocalica a favore dell’Instituenda Opera Pia climatica Balneare per i figli dei richiamati di Albiate, Triuggio e Sovico: la somma raccolta è di L. 3.000 (circa 4.591,06 euro odierni)”.”
Di questa giornata è conservato in Archivio di Stato di Milano la bozza ed il manifesto definitivo della giornata, che ci consente di conoscere nel dettaglio cosa fu suonato, rappresentato e cantato in quella giornata, fra esibizioni della soprano Irma Viganò

(collaboratrice di Mascagni e Toscanini, alla quale il paese di Besana ha dedicato una mostra-ricordo nel 2009 http://www.operaclick.com/news/besana-brianza-ricorda-irma-vigan%C3%B2-celebre-soprano-degli-anni-20 e la cui voce si può riascoltare anche in rete, per esempio in https://www.youtube.com/watch?v=4X4hSpcMYkg),
due pezzi dalla Traviata e dalla Tosca del tenore Ravazzolo Alessandro (http://www.lavoceantica.it/Tenore/Ravazzolo%20Alessandro.htm),

ballate e danze spagnole (di Pablo De Sarasate, celebrato virtuoso del violino della seconda metà dell’’800) e Ballade et Polonaise di Henry de Vieuxtemps (per piano e violino – https://www.youtube.com/watch?v=MNdDzYCZSAc) a cura delle proff.sse Rina Colombo e Ada Colombo, performances di illusionisti come Cornelio Oguliny, monologhi e scherzo comico legato al personaggio di Tecoppa (personaggio del teatro dialettale milanese, così detto dal suo abituale intercalare Dio te coppa «Dio t’accoppi»), creazione di E. Ferravilla, da lui introdotto in molte commedie e imitato da altri attori.
Fra i nomi del “comitato d’onore” e del “comitato esecutivo” compaiono le maggiori autorità civili (sindaci di Albiate, Carate, Sovico, Triuggio e Verano) militari e religiose, oltre che industriali e maggiorenti del territorio. Fra gli altri l’onorevole Febo Borromeo D’Adda (https://www.culturagolgiredaelli.it/i-personaggi/gli-amministratori/gli-amministratori-2/febo-borromeo-dadda/#:~:text=Allievo%20dell’Accademia%20militare%20di,Nazionale%20orfani%20di%20guerra%20milanese) impegnato attivamente nelle azioni della Croce Rossa, deputato e poi senatore del Regno d’Italia.

Ecco i due documenti, l’uno in fase di bozza, l’altro andato in stampa:

AI DECENNI SUCCESSIVI (dal quaderno de “il Cittadino”, “Album di famiglia”)

Li riconoscete?

… A “THE HOBOS” – ANNI ’70 e ‘80

Riviviamo il racconto della vita di questa band direttamente dalle pagine in rete proposte dall’Albiatese SERGIO TADDEI, songwriter e musicista (http://www.musicmothertongue.com/pages/home.htm), di cui riportiamo sprazzi di narrazione:
http://www.musicmothertongue.com/pages/page020101.htm

Il murom

LE ORIGINI

Questo è il leggendario ‘morone’, lo splendido albero di gelso radicato da almeno duecento anni nei pressi del confine fra Albiate e Carate Brianza in località… – chiamiamola ‘go there’ per dare una parvenza di segretezza e mistero -, alla cui ombra si formarono ufficialmente in due pomeriggi d’estate, con una chitarra classica che ancora nessuno sapeva suonare e con un fustino di detersivo e due flaconi di shampoo con del riso dentro usati a mo’ di… rhythm machines, gli Hobos.

Ancora non avevano tale nome, proposto loro in seguito da Marco M., il primo tastierista del gruppo, ma da quel momento e senza esitazione fu accolto con entusiasmo da tutti, poiché sintetizzava in un solo lemma quella che era l’anima randagia e sempre in cerca di risposte ai propri perché di giovani rabbiosi e insoddisfatti, desiderosi di contestare con la musica le stridenti contraddizioni di un mondo che era anche il loro ma che per causa dell’uomo, specialmente di alcuni ben noti uomini, sapeva fare già allora ben schifo…

THE HOBOS… al via
The Hobos è il gruppo storico dell’etichetta, formatosi attorno al 1978-79, che si è ufficialmente sciolto dopo dieci anni di avventure, di concerti, di concorsi e di peripezie varie… Band dalle sonorità diversificate… attingeva dall’area pop-rock soprattutto anglofona del decennio 75-85 e subiva il fascino delle armonizzazioni vocali dei Beatles, dei Queen, degli Everly Brothers (dunque una vera marea di suoni, generi e stili) e nei suoi testi proponeva per lo più il disagio giovanile e la conseguente rabbia verso l’ingiustizia dei canoni stabiliti e imposti da quelli che, entrando nel mondo ‘adulto’, quello cosiddetto ‘produttivo’ (e persino da quelli che l’avevano fatto appena prima di loro nonostante tutto quel polverone sollevato dal Sessantotto) se ne approfittavano via via, trattandolo come territorio da razziare e conquistare, da sfruttare il più possibile a proprio vantaggio e mai come una risorsa da condividere.
In pratica, quanto ancora avviene immutatamente oggi, senza che il loro messaggio, un messaggio in verità abbastanza comune anche in molte band famose degli anni ‘70 e ‘80, sia potuto passare….
A testimonianza del loro meteorico passaggio, di THE HOBOS rimangono soltanto alcuni provini registrati in maniera per lo meno… improponibile, nonché il ricordo di molti concerti e, come già accennato, di molte avventure condivise fra amici; le riprese di alcuni passaggi televisivi di concorsi fra band emergenti (o mai emerse) e poche copie di un 45 giri prodotto e stampato in proprio che doveva servire soprattutto come biglietto da visita o per ottenere una visibilità presso gli addetti ai lavori… in un tempo in cui cominciava appena ad attecchire il protocollo midi; internet era a sola disposizione del pentagono o per lo meno di pochi statunitensi… e invece del cd c’era il vinile, con la sua storia e il suo fascino, ma con la sua obsolescenza tecnologica già alle porte… e uno studio di registrazione medio ti chiedeva un forfait giornaliero di una milionata (di lire, ovviamente), a patto che gli assicurassi il lavoro per almeno due settimane o un mese perché ti desse retta…
Ma non direi che la band sia soltanto passata e basta…
CONTINUA A LEGGERE il racconto di Sergio Taddei in…
http://www.musicmothertongue.com/pages/page0201.htm

La copertina del 45 giri del 1983

Questa è la copertina del loro 45 giri, inciso nel 1983. Sul lato A si trova il loro capolavoro “By now” che è possibile ascoltare su youtube a questo link https://www.youtube.com/watch?v=uZKOxCWgl8U&list=RDuZKOxCWgl8U&start_radio=1&pp=oAcB

Ma chi erano i componenti di questo gruppo? Volete conoscere qualcosa di più sulla biografia (con foto d’epoca) di questi straordinari giovani albiatesi dediti alla musica a cavallo fra anni Settanta e Ottanta del secolo scorso?


Clicca su http://www.musicmothertongue.com/pages/page02.htm
Oppure su http://www.musicmothertongue.com/pages/home.htm, poi spostati in alto a sinistra e clicca su artists (photos & bios) e individua il soggetto della tua ricerca.

Queste erano alcune delle musiche per le vie di Albiate… ma nelle case cosa si cantava? Ecco una breve appendice su…”Le canzoni della nonna”!

Le canzoni della nonna…

Le poesie a memoria, proprio no… ma le canzoni della nonna e dei genitori ci sono rimaste impresse fra ricordi affettuosi, carezze, momenti gioiosi condivisi.
R. VALOTA, Musiche tradizionali in Brianza. Le registrazioni di Antonino Uccello (1959, 1961), Squilibri SRL, Roma 2011
M.A. SPREAFICO, Canti popolari della Brianza, IPL, Milano 1971

Ugin bèll
El so fradell;
urègia bèlla,
la sua surèlla;
la Gesa di fra,
el campanin.
Din! Din! Din! …
———————–
Lümaga, lümaghin,
cascia föra el to curnin;
Lümaga, lümagun,
cascia föra ‘l to curnun
ch’el to pa’ l’è ndā’ in presun
per ‘na grana de furmentun
———————–
Andarèm in guèra,
cunt el s-‘ciòpp in tèra,
cunt el s-‘ciòpp in spala,
tirarèm la bala,
tirarèm el canun
e farèm: pim pum!
Tròtt, tròtt, cavalòtt,
quel ch’è l’è su l’è un bel gagiòtt,
quel ch’è giù l’è un marturòtt,
tròtt, tròtt, cavalòtt
———————–
Caterina di curaj,
leva su che ‘l canta el gall;
canta el gall e la gajna,
leva sü che l’è mattina;
l’è mattina mattinà
leva sü che l’è fiuccā’;
l’è fiuccā’ in mèzz a l’era,
leva sü che l’è propri vera.
L’è rivā’ un carrucciùn,
gh’eva sü una signorina;
la gh’aveva sü i zibrètt
che faseven: tirlich tirlech
———————–
La crapa pelada la fa i turtèj,
ghe na dà minga ai so fradèj;
i so fradèj fan la laciada,
ghe na dan minga a la crapa pelada
Pin, pin, cavalin,
trè stèra de mulin,
pan pos, pan fresch,
tègn ti quest,
mi dam quest
———————–
Piőv, piőv,
la gajna la fa l’őv,
el galètt el curr de bass,
tütt i sciuri vann a spass,
van a spass in cumpagnia:
viva viva l’allegria
———————–
Sutt el punt de cipp e ciapp
gh’era là burlich burlach,
con la vesta verdesina;
imperadur chi l’induvina

Te ne ricordi almeno uno? Ne conosci altri?

Battista Ghezzi, salesiano

Dalle pagine di una pubblicazione del Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana di Torino emerge la testimonianza di un nostro concittadino, l’albiatese Battista Ghezzi, conosciuto da parenti e amici con il diminutivo di “Tino”.

Battista, nato a Albiate nel 1925 da Nova Adele e Ghezzi Eugenio, fratello di Gianfanco e figlio di Eugenio, a 17 anni entrò nell’ordine dei Salesiani (fondato nel 1974 da san Giovanni Bosco) diventando coadiutore. Si trasferì da Albiate a Torino per servire l’ordine nella chiesa madre, quella di Santa Maria Ausiliatrice.

Battista Ghezzi, detto Tino

I coadiutori salesiani

Il Coadiutore Salesiano è un religioso a tutti gli effetti, come i Sacerdoti o Chierici: vive la vita comunitaria, condivide preghiera e mensa, professa gli stessi voti di povertà, castità e obbedienza, ma mantiene il suo stato di “laico”.

Don Bosco era molto orgoglioso di aver dato una fisionomia altamente professionale e profondamente religiosa a uomini che pur condividendo tutti i suoi ideali educativi non avevano la vocazione allo stato clericale.

san Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani (1815-1888)

Non sorprende, quindi, trovare citato Battista in una pubblicazione del Centro Salesiano di Documentazione Storica e Popolare Mariana, che ricostruisce la creazione del Museo Mariano.

Nel catalogo del Museo, alla voce “Ricordi del Beato Filippo Rinaldi”, che elenca gli oggetti lasciati dal rettore dei Salesiani, troviamo una Statuina del Sacro Cuore di Gesù alta 40 cm circa, in gesso.

La statua apparteneva al Beato Filippo Rinaldi, che la teneva con grande venerazione nella propria camera. Venne consegnata al museo proprio dal nostro concittadino Battista.

Il compilatore del catalogo riporta che “Il Salesiano coadiutore Ghezzi Battista, nel consegnarla, così ha dichiarato: «Questa statuetta del Sacro Cuore di Gesù apparteneva a Don Filippo Rinaldi. Era nella camera del servo di Dio, anche nel giorno della sua morte, sopra il tavolino. Il Rettor Maggiore Don Luigi Ricceri la tenne sempre nella sua camera.

Quando egli partì per Roma, la statuetta rimase ancora nella camera di Don Ricceri, e la ereditò e custodì Don Giuseppe Giliberti, Direttore. È stata poi ritirata dal confratello Ghezzi Battista.

La statua era molto scolorita. Ora, restaurata, viene consegnata al Centro di Documentazione.

In fede di quanto qui dichiarato,

firmato Ghezzi Battista. Torino, 14 gennaio 1989».

Don Giuseppe Giliberti, Direttore della Casa Madre dei Salesiani di Valdocco e parroco 1969-1974 presso la parrocchia “San Domenico Savio” di Torino.

Luigi Ricceri fu il sesto successore di Don Giovanni Bosco, Rettor Maggiore dei Salesiani dal 1965 al 1977. Sotto il suo rettorato Don Ricceri trasferì a Roma la Direzione Generale della Società Salesiana, inserendola maggiormente nel cuore geografico organizzativo e spirituale della Chiesa, riorganizzò l’Università Pontificia Salesiana, diede vigoroso impulso alla famiglia salesiana.

Filippo Rinaldi (Lu, 28 maggio 1856 – Torino, 5 dicembre 1931) è stato un presbitero italiano. Religioso della Società Salesiana di San Giovanni Bosco dal 1867, fu il terzo successore di don Bosco nella carica di Rettore Maggiore dei Salesiani (dal 1922 alla morte): è stato beatificato il 29 aprile del 1990 da Papa Giovanni Paolo II. l suo corpo è conservato a Torino, nella cripta della Basilica di Maria Ausiliatrice, casa madre della congregazione di don Bosco. Il suo elogio si legge nel Martirologio Romano al 5 dicembre.


Tino Ghezzi rimase in servizio attivo presso la casa madre salesiana a Torino fino alla morte, avvenuta il 27 marzo del 1997. Tutta la comunità salesiana torinese partecipò commossa ai funerali, tenutisi nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice. I suoi confratelli scrissero:

“Il nostro confratello salesiano ha concluso i suoi giorni nella pace del Signore. Rimangono il ricordo e l’esempio della sua vita. Buono e cordiale con tutti, religioso fedele e zelante, ha vissuto con entusiasmo la sua vocazione nella Congregazione Salesiana.

L’Ausiliatrice, che ha servito con amore filiale per tanti anni nel Santuario di Torino, lo accolga e conduca a Gesù, per celebrare la Pasqua eterna”.

Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, Torino – davanti alla chiesa è visibile la statua di san Giovanni Bosco

PREMIO SAN VALERIO, Anno 2018

Prima che il mese di novembre giunga al termine, pare utile fornire un ragguaglio sul  Premio San Valerio, edizione 2018.

La cerimonia si è svolta in Municipio il giorno 16, annuale ricorrenza liturgica di questo Martire del quale in Albiate si trova il corpo, già nelle Catacombe, qui collocato dall’ Arcivevesco Carlo Francesco Airoldi nella cappella di famiglia risalente al 1668.

Quest’anno la Giuria ha scelto di premiare la maestra Eugenia Ghezzi che ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento con serietà e professionalità, poi impegnandosi tenacemente nel volontariato. La sala consiliare era gremita: albiatesi, sovicesi e triuggesi si sono ritrovati rinnovando a lei stima e riconoscenza per l’attività che continua a svolgere nell’Aido intercomunale, nell’Associazione locale dei Volontari, in “Salute Donna” e nei corsi scolastici integrativi rivolti anche alle persone straniere.

Il Sindaco Diego Confalonieri, che di Eugenia Ghezzi è stato alunno, si è fatto interprete dei sentimenti dei cittadini, tra i quali i coetanei della classe 1963 presenti in buon numero a tale incontro. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del Vicario don Renato Aldeghi che, nel giorno di San Valerio,  ha invitato a dare gloria a Dio mirabile nei suoi Santi. E nei loro interventi i Consiglieri Cinzia Bordon e Alberto De Mori hanno evidenziato l’importante incidenza della scuola e del volontariato in ambito comunitario.

Da parte sua l’insegnante Ghezzi ha messo in risalto il prezioso apporto di tutti coloro che sono attivi nelle diverse iniziative in cantiere e ha precisato di dedicare il Premio ricevuto ai suoi Famigliari. Inoltre chi scrive, chiamato a prendere la parola, ha ricordato l’amicizia con Eugenia risalente fin dagli Anni Cinquanta del Novecento, epoca rilevante per i cambiamenti sociali ed ecclesiali che si sono succeduti su scala albiatese e internazionale. Altresì ha fatto presente che il 16 novembre 1668, quindi 350 anni or sono, l’Arcivescovo Carlo Francesco Airoldi prendeva possesso, in qualità di Nunzio, della sede apostolica di Bruxelles. E per questo motivo la festa di San Valerio viene a cadere ogni anno proprio in tale giorno.

Franco Perego

Milano, 25 novembre 2018


Altre risorse sul premio San Valerio

Albo d’oro del Premio San Valerio: 

Notizie tratte da “G. SALA, Albiate dal Dopoguerra all’inizio del nuovo Millennio”, a cura di A. Zelioli, Pessano (MI), 2003 [fuori commercio]

Informazioni dal sito www.villasanvalerio.it    

Eugenio Ghezzi, reduce della Grande Guerra

Nel centenario della fine della Grande Guerra ricordiamo un albiatese che sopravvisse al tremendo conflitto in cui 70 nostri concittadini perirono o risultarono dispersi.

Eugenio Ghezzi, figlio di Francesco, originario di Rovagnate si trasferì a Albiate dove visse fino alla morte nel 1947.
Sposò Nova Adele, dalla quale ebbe cinque figli, e nel 1915 venne chiamato alle armi nella Prima Armata.
Questa armata era una grande unità del Regio Esercito Italiano, che operò nella prima e poi nella seconda guerra mondiale. Allo scoppio della 1ª guerra mondiale venne posta al comando del Tenente Generale Roberto Brusati e aveva alle sue dipendenze il III Corpo d’armata di Milano e il V Corpo d’armata di Verona.

Il 28 giugno 1921 Eugenio ricevette la Medaglia istituita a ricordo della Grande Guerra.
Il diploma rilasciato con la medaglia porta la firma di Giulio Rodinò, Ministro della guerra nel secondo gabinetto Nitti (1920) e nel quinto governo Giolitti (1921); in seguito fu Ministro di grazia e giustizia nel Governo Bonomi I (1921-22).

“La Prima Armata al soldato Ghezzi Eugenio della direzione sanità del X Corpo di Armata questa medaglia a ricordo dei sacrifici compiuti e della gloria acquistata offre riconoscente.
Trentino 24 maggio 1915 – 4 novembre 1918”

Il diploma elenca le battaglie a cui la Prima Armata prese parte:
1915: Monte Altissimo, Ala, Col Santo, Borgo Fiera di Primiero,
1916: Zugna, Passo Buole, Pasubio, Monte Lemerle, Magnaboschi, Zovetto
1917-1918: Melette, V. Frenzela, M. Valbella, C. Del Rosso
3 novembre 1918: Trento

Reduce della Grande Guerra dove si era contraddistinto per valore e coraggio ottenendo queste onorificenze, nell’aprile del 1931 Eugenio Ghezzi acquistò un terreno situato in via Viganò angolo viale delle Rimembranze e vi costruì la casa in cui avrebbe vissuto insieme alla moglie. L’anno successivo aprì una trattoria, cui pochi anni dopo venne aggiunta una posteria. Il nome era “Ost Neuf”.
Questa attività, trasformatasi da trattoria a bar edicola, è ancora oggi presente a Albiate.
Ma questa è un’altra storia…che lasciamo a un altro giorno.

Una canzoncina albiatese degli anni 30

–>>  Canzone anni 30 de ‘lbià e de Rancà <–

“carpita” a Enrico Castelli al Falò 2018 all’Oratorio di Albiate…

Testo liberamente trascritto

Gibilì Gibilò dam la paia (paglia) de fa ul falò
ul falò l’è gemò fà,
dam la paia dell’an passà.

L’è brusà tut Rancà.
A caval in riva ‘lBià   (vicino ad Albiate)
tuc (tutte) i don (le donne) caregnaven (piangevano)
e gli asnet (asini) spetegiaven,
spetegiven per quaicoss
che tut i don casciaven ul goss (singhiozzavano).

Goss goss per (pere) e goss,
pere e fic,
capitani di furmic,
capitani de la guera,
quant l’è cioc (ubriaco) al borla (cade) in tera.

El fioca, bagnerem la soca (la gonna lunga)
e bagnerem ul sutanin (sottana),
disarem che l’è sta Pepin

Pepin di Verzè
quant al vor al lava i pé,
quant al vor al lava i man,
Pepin de Milan.

(Pepin di Verzè è un personaggio di fantasia che coltivava le verze lungo i rivoni del Lambro, fra Albiate e Rancate).

Qualcuno conosce qualche altra canzoncina o storiella su Albiate? Sarebbe bello chiedere ai nostri nonni se hanno qualche bel ricordo da tramandare…..

Ci proviamo?

Intervistiamo, filmiamo, pubblichiamo le testimonianze di Albiate…..