Tutti gli articoli di admin

MA CHE MUSICA… AD ALBIATE!

DA UN’ACCADEMIA MUSICO-VOCALE di più di CENT’ANNI FA a ALBIATE…

In un ricco ed interessante articolo del 2015 (che invitiamo a rileggere nella sua interezza nel Numero Unico per san Fermo, http://www.forumtools.biz/Comune_Albiate/upload/2015.pdf, alle pp. 16-20), il prof. Abbondio Mantegazza ricordava quanto avvenne ad Albiate il giorno di domenica 29 settembre 1918:
“… fu una Grande Giornata per la Patria. Il mattino, a Ponte Albiate, si celebra una Messa al campo, con più di tremila presenti tra cui ufficiali italiani e stranieri, comandante e soldati del presidio di Monza, i sindaci di Albiate e dei paesi limitrofi, soldati in licenza, mutilati; in seguito nello stabilimento Viganò viene scoperta una lapide a ricordo degli operai della fabbrica, morti in guerra eroicamente per la grandezza della patria, con applauditissimi discorsi accompagnati da canti patetici di un coro di giovinette ed uomini di Albiate, ed esecuzione dell’inno reale e della Marsigliese…
Il pomeriggio, nel salone dell’oratorio maschile ad Albiate, è premiata la signorina Giuseppina Viganò con una targa dorata per la sua beneficienza (n.d.r.: 620.000 lire, circa 948.819,66 euro di oggi!) a sostegno dell’ospedale di Carate Brianza; segue un ‘Accademia musico-vocalica a favore dell’Instituenda Opera Pia climatica Balneare per i figli dei richiamati di Albiate, Triuggio e Sovico: la somma raccolta è di L. 3.000 (circa 4.591,06 euro odierni)”.”
Di questa giornata è conservato in Archivio di Stato di Milano la bozza ed il manifesto definitivo della giornata, che ci consente di conoscere nel dettaglio cosa fu suonato, rappresentato e cantato in quella giornata, fra esibizioni della soprano Irma Viganò

(collaboratrice di Mascagni e Toscanini, alla quale il paese di Besana ha dedicato una mostra-ricordo nel 2009 http://www.operaclick.com/news/besana-brianza-ricorda-irma-vigan%C3%B2-celebre-soprano-degli-anni-20 e la cui voce si può riascoltare anche in rete, per esempio in https://www.youtube.com/watch?v=4X4hSpcMYkg),
due pezzi dalla Traviata e dalla Tosca del tenore Ravazzolo Alessandro (http://www.lavoceantica.it/Tenore/Ravazzolo%20Alessandro.htm),

ballate e danze spagnole (di Pablo De Sarasate, celebrato virtuoso del violino della seconda metà dell’’800) e Ballade et Polonaise di Henry de Vieuxtemps (per piano e violino – https://www.youtube.com/watch?v=MNdDzYCZSAc) a cura delle proff.sse Rina Colombo e Ada Colombo, performances di illusionisti come Cornelio Oguliny, monologhi e scherzo comico legato al personaggio di Tecoppa (personaggio del teatro dialettale milanese, così detto dal suo abituale intercalare Dio te coppa «Dio t’accoppi»), creazione di E. Ferravilla, da lui introdotto in molte commedie e imitato da altri attori.
Fra i nomi del “comitato d’onore” e del “comitato esecutivo” compaiono le maggiori autorità civili (sindaci di Albiate, Carate, Sovico, Triuggio e Verano) militari e religiose, oltre che industriali e maggiorenti del territorio. Fra gli altri l’onorevole Febo Borromeo D’Adda (https://www.culturagolgiredaelli.it/i-personaggi/gli-amministratori/gli-amministratori-2/febo-borromeo-dadda/#:~:text=Allievo%20dell’Accademia%20militare%20di,Nazionale%20orfani%20di%20guerra%20milanese) impegnato attivamente nelle azioni della Croce Rossa, deputato e poi senatore del Regno d’Italia.

Ecco i due documenti, l’uno in fase di bozza, l’altro andato in stampa:

AI DECENNI SUCCESSIVI (dal quaderno de “il Cittadino”, “Album di famiglia”)

Li riconoscete?

… A “THE HOBOS” – ANNI ’70 e ‘80

Riviviamo il racconto della vita di questa band direttamente dalle pagine in rete proposte dall’Albiatese SERGIO TADDEI, songwriter e musicista (http://www.musicmothertongue.com/pages/home.htm), di cui riportiamo sprazzi di narrazione:
http://www.musicmothertongue.com/pages/page020101.htm

Il murom

LE ORIGINI

Questo è il leggendario ‘morone’, lo splendido albero di gelso radicato da almeno duecento anni nei pressi del confine fra Albiate e Carate Brianza in località… – chiamiamola ‘go there’ per dare una parvenza di segretezza e mistero -, alla cui ombra si formarono ufficialmente in due pomeriggi d’estate, con una chitarra classica che ancora nessuno sapeva suonare e con un fustino di detersivo e due flaconi di shampoo con del riso dentro usati a mo’ di… rhythm machines, gli Hobos.

Ancora non avevano tale nome, proposto loro in seguito da Marco M., il primo tastierista del gruppo, ma da quel momento e senza esitazione fu accolto con entusiasmo da tutti, poiché sintetizzava in un solo lemma quella che era l’anima randagia e sempre in cerca di risposte ai propri perché di giovani rabbiosi e insoddisfatti, desiderosi di contestare con la musica le stridenti contraddizioni di un mondo che era anche il loro ma che per causa dell’uomo, specialmente di alcuni ben noti uomini, sapeva fare già allora ben schifo…

THE HOBOS… al via
The Hobos è il gruppo storico dell’etichetta, formatosi attorno al 1978-79, che si è ufficialmente sciolto dopo dieci anni di avventure, di concerti, di concorsi e di peripezie varie… Band dalle sonorità diversificate… attingeva dall’area pop-rock soprattutto anglofona del decennio 75-85 e subiva il fascino delle armonizzazioni vocali dei Beatles, dei Queen, degli Everly Brothers (dunque una vera marea di suoni, generi e stili) e nei suoi testi proponeva per lo più il disagio giovanile e la conseguente rabbia verso l’ingiustizia dei canoni stabiliti e imposti da quelli che, entrando nel mondo ‘adulto’, quello cosiddetto ‘produttivo’ (e persino da quelli che l’avevano fatto appena prima di loro nonostante tutto quel polverone sollevato dal Sessantotto) se ne approfittavano via via, trattandolo come territorio da razziare e conquistare, da sfruttare il più possibile a proprio vantaggio e mai come una risorsa da condividere.
In pratica, quanto ancora avviene immutatamente oggi, senza che il loro messaggio, un messaggio in verità abbastanza comune anche in molte band famose degli anni ‘70 e ‘80, sia potuto passare….
A testimonianza del loro meteorico passaggio, di THE HOBOS rimangono soltanto alcuni provini registrati in maniera per lo meno… improponibile, nonché il ricordo di molti concerti e, come già accennato, di molte avventure condivise fra amici; le riprese di alcuni passaggi televisivi di concorsi fra band emergenti (o mai emerse) e poche copie di un 45 giri prodotto e stampato in proprio che doveva servire soprattutto come biglietto da visita o per ottenere una visibilità presso gli addetti ai lavori… in un tempo in cui cominciava appena ad attecchire il protocollo midi; internet era a sola disposizione del pentagono o per lo meno di pochi statunitensi… e invece del cd c’era il vinile, con la sua storia e il suo fascino, ma con la sua obsolescenza tecnologica già alle porte… e uno studio di registrazione medio ti chiedeva un forfait giornaliero di una milionata (di lire, ovviamente), a patto che gli assicurassi il lavoro per almeno due settimane o un mese perché ti desse retta…
Ma non direi che la band sia soltanto passata e basta…
CONTINUA A LEGGERE il racconto di Sergio Taddei in…
http://www.musicmothertongue.com/pages/page0201.htm

La copertina del 45 giri del 1983

Questa è la copertina del loro 45 giri, inciso nel 1983. Sul lato A si trova il loro capolavoro “By now” che è possibile ascoltare su youtube a questo link https://www.youtube.com/watch?v=uZKOxCWgl8U&list=RDuZKOxCWgl8U&start_radio=1&pp=oAcB

Ma chi erano i componenti di questo gruppo? Volete conoscere qualcosa di più sulla biografia (con foto d’epoca) di questi straordinari giovani albiatesi dediti alla musica a cavallo fra anni Settanta e Ottanta del secolo scorso?


Clicca su http://www.musicmothertongue.com/pages/page02.htm
Oppure su http://www.musicmothertongue.com/pages/home.htm, poi spostati in alto a sinistra e clicca su artists (photos & bios) e individua il soggetto della tua ricerca.

Queste erano alcune delle musiche per le vie di Albiate… ma nelle case cosa si cantava? Ecco una breve appendice su…”Le canzoni della nonna”!

Le canzoni della nonna…

Le poesie a memoria, proprio no… ma le canzoni della nonna e dei genitori ci sono rimaste impresse fra ricordi affettuosi, carezze, momenti gioiosi condivisi.
R. VALOTA, Musiche tradizionali in Brianza. Le registrazioni di Antonino Uccello (1959, 1961), Squilibri SRL, Roma 2011
M.A. SPREAFICO, Canti popolari della Brianza, IPL, Milano 1971

Ugin bèll
El so fradell;
urègia bèlla,
la sua surèlla;
la Gesa di fra,
el campanin.
Din! Din! Din! …
———————–
Lümaga, lümaghin,
cascia föra el to curnin;
Lümaga, lümagun,
cascia föra ‘l to curnun
ch’el to pa’ l’è ndā’ in presun
per ‘na grana de furmentun
———————–
Andarèm in guèra,
cunt el s-‘ciòpp in tèra,
cunt el s-‘ciòpp in spala,
tirarèm la bala,
tirarèm el canun
e farèm: pim pum!
Tròtt, tròtt, cavalòtt,
quel ch’è l’è su l’è un bel gagiòtt,
quel ch’è giù l’è un marturòtt,
tròtt, tròtt, cavalòtt
———————–
Caterina di curaj,
leva su che ‘l canta el gall;
canta el gall e la gajna,
leva sü che l’è mattina;
l’è mattina mattinà
leva sü che l’è fiuccā’;
l’è fiuccā’ in mèzz a l’era,
leva sü che l’è propri vera.
L’è rivā’ un carrucciùn,
gh’eva sü una signorina;
la gh’aveva sü i zibrètt
che faseven: tirlich tirlech
———————–
La crapa pelada la fa i turtèj,
ghe na dà minga ai so fradèj;
i so fradèj fan la laciada,
ghe na dan minga a la crapa pelada
Pin, pin, cavalin,
trè stèra de mulin,
pan pos, pan fresch,
tègn ti quest,
mi dam quest
———————–
Piőv, piőv,
la gajna la fa l’őv,
el galètt el curr de bass,
tütt i sciuri vann a spass,
van a spass in cumpagnia:
viva viva l’allegria
———————–
Sutt el punt de cipp e ciapp
gh’era là burlich burlach,
con la vesta verdesina;
imperadur chi l’induvina

Te ne ricordi almeno uno? Ne conosci altri?

In ricordo di Paolo Vergani

In questi giorni è venuto a mancare il Dott. Paolo Vergani, già Sindaco di Albiate. Vogliamo ricordare Lui e le sue opere attraverso alcuni articoli de Il Cittadino e alcune pagine di libri di storia locale.

Di seguito una serie di immagini gentilmente forniteci dalla figlia Cristina.

Stringiamo Cristina, Carlo, Eraldo e la loro mamma in un abbraccio e porgiamo loro le nostre condoglianze.

PREMIO SAN VALERIO, Anno 2018

Prima che il mese di novembre giunga al termine, pare utile fornire un ragguaglio sul  Premio San Valerio, edizione 2018.

La cerimonia si è svolta in Municipio il giorno 16, annuale ricorrenza liturgica di questo Martire del quale in Albiate si trova il corpo, già nelle Catacombe, qui collocato dall’ Arcivevesco Carlo Francesco Airoldi nella cappella di famiglia risalente al 1668.

Quest’anno la Giuria ha scelto di premiare la maestra Eugenia Ghezzi che ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento con serietà e professionalità, poi impegnandosi tenacemente nel volontariato. La sala consiliare era gremita: albiatesi, sovicesi e triuggesi si sono ritrovati rinnovando a lei stima e riconoscenza per l’attività che continua a svolgere nell’Aido intercomunale, nell’Associazione locale dei Volontari, in “Salute Donna” e nei corsi scolastici integrativi rivolti anche alle persone straniere.

Il Sindaco Diego Confalonieri, che di Eugenia Ghezzi è stato alunno, si è fatto interprete dei sentimenti dei cittadini, tra i quali i coetanei della classe 1963 presenti in buon numero a tale incontro. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del Vicario don Renato Aldeghi che, nel giorno di San Valerio,  ha invitato a dare gloria a Dio mirabile nei suoi Santi. E nei loro interventi i Consiglieri Cinzia Bordon e Alberto De Mori hanno evidenziato l’importante incidenza della scuola e del volontariato in ambito comunitario.

Da parte sua l’insegnante Ghezzi ha messo in risalto il prezioso apporto di tutti coloro che sono attivi nelle diverse iniziative in cantiere e ha precisato di dedicare il Premio ricevuto ai suoi Famigliari. Inoltre chi scrive, chiamato a prendere la parola, ha ricordato l’amicizia con Eugenia risalente fin dagli Anni Cinquanta del Novecento, epoca rilevante per i cambiamenti sociali ed ecclesiali che si sono succeduti su scala albiatese e internazionale. Altresì ha fatto presente che il 16 novembre 1668, quindi 350 anni or sono, l’Arcivescovo Carlo Francesco Airoldi prendeva possesso, in qualità di Nunzio, della sede apostolica di Bruxelles. E per questo motivo la festa di San Valerio viene a cadere ogni anno proprio in tale giorno.

Franco Perego

Milano, 25 novembre 2018


Altre risorse sul premio San Valerio

Albo d’oro del Premio San Valerio: 

Notizie tratte da “G. SALA, Albiate dal Dopoguerra all’inizio del nuovo Millennio”, a cura di A. Zelioli, Pessano (MI), 2003 [fuori commercio]

Informazioni dal sito www.villasanvalerio.it    

Luoghi e storie di Albiate

Mappa Albiate
Mappa Albiate

Una carrellata di luoghi ormai trasformati e di storie da tramandare ai giovani albiatesi….

Articoli a cura:

  • di Laura Canzi (tratti da Ul Lanternin, anno X – rubrica “Angoli di Albiate”)
  • di Gianmaria Corbetta,  Fernando Colombo, Ines Mantegazza, Sandro Villa (tratti da da Ul Lanternin, Anno I e Anno II – rubrica “Storie Nostre”),
  • di Filippo Viganò (tratti da Numero Unico “Sagra di San Fermo 1996”)
  • http://brianzacentrale.blogspot.it

Immagini tratte da:

 

Se volete potete aggiungere anche voi  nei commenti o sul gruppo Facebook “Sei di Albiate se…” qualche contributo.  

Sarà bello rinnovare insieme la memoria del nostro paese con foto, filmati, storie… saranno semi di tante idee e progetti …    

Figlie di Sant’Eusebio. Suore infermiere in Albiate


Dal 1953 ad oggi la congregazione delle Figlie di Sant’Eusebio ha svolto un prezioso e silenzioso servizio alla Comunità di Albiate.

Per Suor Domenica e Suor Antonella, che qui nella foto ricevono l’edizione 2018 del premio San Valerio, è tempo di lasciare la casa di Via Scalfi.

In chiusura dell’articolo riportiamo qualche segno della presenza in questi anni, mentre di seguito proponiamo l’intervista realizzata da Samuele a Suor Domenica Ganassin e Suor Antonella Colpa.

 

Come nasce la vostra Vocazione?

Suor Domenica: sono stata praticamente cresciuta a contatto con le Suore di Sant’Eusebio e piano piano la mia gioventù è stato un progressivo prendere coscienza di ciò che sentivo nel cuore sin da bambina: a 23 anni ho deciso di entrare in convento, decisione comunque difficile perché a quell’età non è facile cambiare la testa, soprattutto una testa dura come la mia! Ho svolto 3 anni di preparazione e subito dopo i primi voti sono andata a Roma a studiare per diventare Infermiera: il corso di Infermieristica a quell’epoca durava 2 anni e comprendeva un tirocinio con tanto servizio a domicilio. Dopo il corso di Infermieristica mi sono anche specializzata in Ginecologia/Maternità a Biella, quindi sono stata spedita per 5 anni in Africa, più precisamente in Kenya, dove ho iniziato a mettere in pratica gli insegnamenti che avevo appreso in quegli anni di studio. Per motivi di salute ho poi dovuto rientrare in Italia, ad Udine, dove sono stata per 32 anni, continuando la svolgere la mia Vocazione di Suora Infermiera e prendendo sempre parte a numerosi corsi di aggiornamento in ambito sanitario/infermieristico. Dopo 32 anni purtroppo la casa di Udine ha dovuto chiudere e quindi sono approdata ad Albiate (quando sono arrivata in Brianza addirittura odiavo le macchine targate Milano!). L’esperienza di Albiate è stata traumatica all’inizio perché c’era da mettersi in gioco in una realtà completamente nuova e in un contesto completamente nuovo, soprattutto perché non si trattava più di una gestione autonoma, come ad Udine, ma si trattava di una gestione comunale, che richiedeva quindi la necessità di interfacciarsi con il Comune. E mi ricordo che i primi tempi trascorrevo le giornate a girare in bicicletta (la mia adorata bicicletta!) per imparare le vie di Albiate, visto che i navigatori non c’erano e bisognava arrangiarsi! Ho trovato un grande appoggio in Suor Ersilia che mi ha aiutato ad inserirmi ad Albiate, poi devo ringraziare le mie consorelle Suor Maria Francesca, Suor Bernadetta e infine Suor Antonella, per tutti questi anni trascorsi insieme ad Albiate tra servizi a domicilio e ambulatorio qui nella nostra casa.

Suor Antonella: la mia vocazione nasce da una cosa apparentemente strana; a me da piccola piacevano molto gli anziani, stare con loro, ascoltarli e aiutarli, io mi perdevo lì, e mi ricordo che andavo sempre dalle suore di Sant’Eusebio a lavare i piedi agli anziani. Altre cose che mi attiravano delle Suore erano il loro vestito e l’anello al dito: sono quindi partita da cose che possiamo catalogare come “esteriori” e dal grande piacere nell’aiutare anziani, ammalati e bambini, per maturare una vera e propria vocazione. Dopo il Noviziato ho fatto 5 anni a Cinisello Balsamo in una scuola materna, poi mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a prendere contatto con la Pediatria all’Ospedale Bambino Gesù. Da lì ho deciso di diventare una Suora Infermiera, quindi mi sono trasferita a Vercelli dove nell’arco di due anni ho completato gli studi per diventare a tutti gli effetti un’infermiera professionale. Da lì poi ho svolto il mio operato di Suora Infermiera a Biella con i bambini abbandonati, poi a Milano nell’assistenza domiciliare, a Vercelli per 8 anni presso l’ospedale Sant’Andrea nel ruolo di “Vigilatrice di infanzia” e poi, sempre a Vercelli, presso il Villaggio Concordia, zona degradata e abbandonata, nell’ ambito dell’assistenza domiciliare. Poi sono andata in missione in Perù, dove sono stata per 20 anni. Poi sono tornata a Vercelli in una casa di riposo e lì ho ricevuto la notizia che avrei dovuto trasferirmi ad Albiate per sopperire alla malattia di Suor Bernardetta. E qui ad Albiate, purtroppo dopo un breve periodo, ho dovuto accettare l’esperienza della chiusura della casa, momento doloroso ma allo stesso tempo di crescita, perché è in queste circostanze che si acquistano disponibilità e duttilità. Sia che si cambi casa, sia che si cambino, nella stessa casa, le persone intorno a te, è sempre un mettesi in gioco, ed è sempre una prova di forza nel mantenere l’adesione della comunità di cui si è parte.

Dopo la chiusura della casa di Albiate, dove andrete e quali saranno i vostri ruoli?

Suor Domenica: ho 84 anni, non pensavo di dover subire la chiusura di un’altra casa (dopo quella di Udine), è un’esperienza molto dolorosa ma al tempo stesso necessaria, anche se in cuor mio speravo di andare avanti ancora un po’: tornerò alla Casa Madre a Vercelli ma sinceramente non so che cosa farò, anche perché i problemi di salute non mi consentono di fare molto. Cercherò ancora una volta di ricominciare da capo e di rimettermi in gioco. Sicuramente, se riuscirò a ritrovare la serenità, avrò molto più tempo da dedicare al Signore e alla preghiera. Non ho voglia di mollare e di lasciarmi andare, voglio proseguire la mia strada.

Suor Antonella: anche per me, anche se sono ad Albiate da poco, è un momento difficile quello della chiusura di una casa, purtroppo ci si deve rendere conto che piano piano tutte le case delle Suore di Sant’Eusebio stanno chiudendo perché non ci sono più le persone in grado di portarle avanti e allo stesso tempo c’è carenza di Vocazioni, quindi di nuove sorelle che possano continuare l’attività. Anche io tornerò alla Casa Madre a Vercelli dove mi verrà assegnata la responsabilità di un reparto di anziani, un ritorno alle origini.

Cosa lasciate ad Albiate e cosa vi portate via da Albiate?

Suor Domenica: ad Albiate sono stata per quasi 13 anni, dal Settembre 2005, quindi qui lascio un pezzo di cuore: ogni persona che incontro e che saluto in questi giorni mi fa venir da piangere. Dopo il primo periodo di ambientamento, ho ricevuto molto e tutte le persone di Albiate mi hanno aiutato molto ad inserirmi. Per i primi 15 giorni non abbiamo fatto altro che girare in bicicletta per imparare tutte le strade di Albiate: e ho sempre girato per il paese in bicicletta fino a quando sono caduta l’ultima volta di fronte all’ingresso laterale della nostra Chiesa Parrocchiale, in via Mazzini. Da lì non mi sono più fidata a muovermi con la mia adorata bici. Nel complesso il periodo di Albiate è stato molto positivo, ho “sentito” molto vicina la gente di Albiate. Ad Albiate per quello che ho potuto vedere e toccare con mano si vive in spirito di carità, ci si aiuta molto, e io ho avuto modo di sperimentare questo aiuto soprattutto tra le persone anziane. Purtroppo con i giovani abbiamo avuto pochi rapporti, ma prima di andare via mi fa molto piacere aver capito che il gruppo giovanile che si era staccato dall’oratorio ha deciso, nell’ultimo anno, di rientrare a collaborare con il nostro oratorio. In definitiva io ad Albiate lascio un pezzo della mia vita quindi di me stessa e spero che la comunità di Albiate possa sempre ricordare con piacere l’operato delle Suore Infermiere di Sant’Eusebio.


Negli “archivi storici” il nostro “motore di ricerca” ha trovato:

  • una breve descrizione del carisma delle suore di Sant’Eusebio (tratto da G. SALA, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio”, p. 329)
  • L’insediamento nella casa di Albiate: Un ricordo dell’ingresso della Congregazione nella residenza delle suore infermiere e una breve nota da Bollettino di San Fermo n. 3 del 1954 (da G. SALA, Albiate dal dopoguerra all’inizio del nuovo millennio”, p. 248)
  • Un’intervista di Emanuele Colombo a madre Francesca (Superiora delle suore ad Albiate dal 1982 al 1988) in merito all’attività pastorale di Don Giuseppe Sala verso i malati tratta dal numero unico: “Don Giuseppe Sala in occasione della sua Messa d’oro” – Albiate, 30 maggio 1993”
  • e questa foto dal Bollettino San Fermo, maggio 1981 con le suore Albiatesi; le Suore Infermiere, le Ancelle della Carità  e le suore dei Betharramiti in occasione dei venticinque anni di Madre Elisa Passerini in Albiate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avete qualche aneddoto sulle Suore infermiere? Non vorreste lasciar loro un saluto o un ringraziamento per la loro “missione” in Albiate?

 

Padre Angelo Vergani: missionario albiatese

padre Angelo Vergani

 

 

 

 

 

 

 

50 anni fa, nel mese di febbraio 1968, il giorno 23, moriva Padre Angelo Vergani.
Nel corso dei decenni successivi fu più volte ricordato ad Albiate…

Nell’agosto del 1988 (nel giorno di san Fermo!) veniva posta una lapide commemorativa presso la casa natale di padre Angelo in via San Valerio all’altezza del civico nr. 5.

Riportiamo qui un articolo di Remo Canzi su Padre Angelo tratto da Il Bollettino di San Fermo dell’aprile 1968

Il suo profilo biografico (scritto da un confratello, fino al giorno della sua morte) è stato pubblicato su Il Vincolo, Gennaio Marzo 1968 e liberamente ridotto su Il Cittadino della Domenica del 25 Febbraio 1978)

In un articolo de “I Quaderni” de Il Cittadino del 27 Agosto 1988 vi è un altro bel ricordo in occasione della posa della lapide in Via San Valerio.

 

Padre Angelo fu il primo missionario albiatese in una Cina allora (1931) davvero lontana. Sarebbe bello vedere che frutti hanno dato i semi che lui aveva piantato… 

Il Carnevale del 1988

Per farne di tutti i colori” ….

tema carnevale 1988

era il tema del Carnevale di 30 anni fa.

Vi proponiamo la cronaca di quel giorno del 1988 con un …

Articolo de “Ul Lanternin” e la fotocronaca (ca 30 foto) di quella colorata edizione…

 

Buon carnevale 2018 a tutti!!!!!

 

Ps: già due anni fa avevamo pubblicato qualcosa sui Carnevale del passato…. vedi

http://www.ubisuntalbiatenses.it/2016/02/14/dal-falo-al-carnevale-ogni-ricordo-vale/

 

E voi?  Avete qualche bel ricordo dei Carnevale del passato o qualche notizia su quello del 2018?

Una canzoncina albiatese degli anni 30

–>>  Canzone anni 30 de ‘lbià e de Rancà <–

“carpita” a Enrico Castelli al Falò 2018 all’Oratorio di Albiate…

Testo liberamente trascritto

Gibilì Gibilò dam la paia (paglia) de fa ul falò
ul falò l’è gemò fà,
dam la paia dell’an passà.

L’è brusà tut Rancà.
A caval in riva ‘lBià   (vicino ad Albiate)
tuc (tutte) i don (le donne) caregnaven (piangevano)
e gli asnet (asini) spetegiaven,
spetegiven per quaicoss
che tut i don casciaven ul goss (singhiozzavano).

Goss goss per (pere) e goss,
pere e fic,
capitani di furmic,
capitani de la guera,
quant l’è cioc (ubriaco) al borla (cade) in tera.

El fioca, bagnerem la soca (la gonna lunga)
e bagnerem ul sutanin (sottana),
disarem che l’è sta Pepin

Pepin di Verzè
quant al vor al lava i pé,
quant al vor al lava i man,
Pepin de Milan.

(Pepin di Verzè è un personaggio di fantasia che coltivava le verze lungo i rivoni del Lambro, fra Albiate e Rancate).

Qualcuno conosce qualche altra canzoncina o storiella su Albiate? Sarebbe bello chiedere ai nostri nonni se hanno qualche bel ricordo da tramandare…..

Ci proviamo?

Intervistiamo, filmiamo, pubblichiamo le testimonianze di Albiate…..