Archivio mensile:giugno 2015

Albiatesi a Milano tra XIII e XV secolo

Casi esemplari fra appartenenze religiose, incarichi civili e commercio della lana…

Era il 19 ottobre 1227 quando aFRATE_UMILIATO Milano nella casa degli Umiliati di Brera frater Petraçius de Albiate si accingeva a sottoscrivere insieme ad altri 29 confratelli (fra i quali tali Petrus de Carate, Girardus de Dexio, Gusmerius et Paganus de Vedano, Johannes de Veirano) e 22 consorelle del capitolo braidense un contratto di locazione di alcune terre e di due mulini situati lungo il corso del Lambro nel territorio di Monluè e concessi in affitto a quest’ ordine religiosol.

E’ questa una delle prime attestazioni che la storia regala all’indagine in merito alla presenza, fra i testi documentari della città di Milano, di un nostro concittadino, indicato con il suo nome di battesimo e con la località di provenienza, secondo l’invalso uso dell’epoca.

Informazione certo, da prendersi sempre a beneficio di inventario e con le molle, con una buona dose di sana diffidenza brianzola per la notizia, se è vero che spesso nelle carte medievali il toponimo Albiate (verosimilmente poco noto alle orecchie di notai e funzionari della cittadina milanese) veniva anche proposto nella grafia Abiate, riuscendo così a confondersi con la ben più rinomata cittadina di Abbiategrasso.

Petraçius da Albiate o da Abbiategrasso, allora?

Propenderemmo per la prima ipotesi, sia per la contemporanea presenza nel documento sopra citato di altri fratres provenienti da paesi limitrofi al nostro (in compagnia dei quali è ricordato anche in un documento del 20 febbraio 1230 conservato presso la Biblioteca Nazionale Braidense), sia per i rapporti che la casa religiosa di Brera venne instaurando con paesi della Valle del Lambro negli anni successivi, forse su sollecitazione ed impulso degli stessi brianzoli inurbatisi.

Petraçius, comunque, esistette, fu quasi certamente di Albiate e sicuramente frater umiliato a Milano sul finire del primo ventennio del XIII secolo.

Si trattava di un’epoca percorsa da nuove e radicali forme di pietà religiosa, che traevano la loro ispirazione direttamente dai testi evangelici e neotestamentari, ricercavano la salvezza attraverso la santificazione dell’azione quotidiana e dei doveri comuni, coinvolgevano le masse con la loro predicazione (si pensi che risale proprio a questi anni lo straordinario incremento numerico dei seguaci di Francesco d’Assisi, passati dalle 3000 unità del 1221 alle 20.000 del 1226).

Ad uno di questi movimenti religiosi si rivolse il nostro Petraçius, entrato in religione in quell’ordine umiliato, sulle cui origini l’elemento leggendario pare avere il sopravvento sul dato storico e che aveva cominciato a. diffondersi in Lombardia a partire dal 1170.

Gli Umiliati, dopo essere stati condannati a scomunica dal pontefice Lucio III con la decretale Ad abolendam, erano stati riammessi a pieno diritto nella vita ecclesiale da Innocenzo III, dal quale vennero distinti organicamente in tre ordini. Il primo ordine comprendeva chierici e religiose; il secondo quei laici (uomini o donne), che, pur rimanendo nello stato laicale intendevano condurre in comune una vita di preghiera e lavoro; il terzo, i laici, che continuavano,a vivere nelle proprie famiglie e nelle loro case, impegnandosi ad adottare un particolare stile di vita (vestiti modestamente, umili di cuore, disposti alla preghiera ed al digiuno, invitati ad astenersi dai giuramenti e a restituire le usure ed i guadagni illeciti, obbligati alla carità).

Petraçius appartenne alla comunità regolare della casa del secondo ordine di Brera (la più importante di Milano e dell’intero secondo ordine!), visse con almeno 29 confratelli e 22 consorelle, obbediente ad un superiore, tenuto a guadagnarsi il necessario per l’esistenza con il lavoro delle proprie mani (questo prescriveva la regola dell’ordine), alternando all’attività manuale la preghiera secondo cadenze delle ore liturgiche ed esercitando la carità verso chiese ed indigenti.

Attratto da questa proposta di vita, numerosi furono gli abitanti del contado che confluirono in città per dedicare la loro esistenza (ed i loro beni – in quanto numerose furono le donazioni dei professi prima del loro ingresso in religione) alla nuova “causa”.

Anche dalla Brianza…

VUOI PROVARE ANCHE TU A CERCARE LA TESTIMONIANZA DI UN ALBIATESE CITATO IN UN ANTICO DOCUMENTO DELL’ANNO 1158?? E SE RIESCI ANCHE IN UNO PIU’ ANTICO!!!!

FACCI SAPERE GLI ESITI DELLA TUA RICERCA…..